martedì 20 dicembre 2016

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sabato 12 novembre 2016

Ormone della Felicità



La serotonina è un neurotrasmettitore presente soprattutto nel sistema nervoso centrale e nel tratto 
gastro-intestinale. Nell’apparato digerente, la serotonina regola la digestione, mentre a livello del 
sistema nervoso centrale, questo neurotrasmettitore è fondamentale per regolare l’umore, il sonno, 
l’appetito, l’apprendimento e la memoria. A livello del sistema gastro-intestinale, la serotonina è 
responsabile anche della formazione delle ossa.

La serotonina è coinvolta in numerose e importanti funzioni biologiche: ciclo sonno-veglia, desiderio 
sessuale, senso di fame/sazietà, umore e peristalsi. Avere un livello di serotonina basso (si può 
controllare anche con le analisi del sangue) può comportare disturbi dell’umore, problemi di natura 
sessuale, problemi a dormire, problemi a defecare,attacchi di panico, emicrania, accentuare l’ansia e 
contribuire a stati depressivi.


Come fare per stimolare la serotonina?

Il triptofano è un aminoacido essenziale. Essenziale per il fatto che il corpo umano non è in grado di 
sintetizzarlo, per cui è fondamentale introdurlo attraverso l’alimentazione. Una volta assimilato, questo nutriente favorisce lo sviluppo fisico di bambini e adolescenti e mantiene l’equilibrio dei livelli di azoto negli adulti. Probabilmente, però, il processo più noto in cui è coinvolto il triptofano è la produzione della serotonina, il cosiddetto ormone della felicità. Chi soffre di depressione e di sottopeso denota carenze dell’accoppiata triptofano-serotonina. La serotonina migliora l’umore, fa dormire di più e fa sopportare meglio il dolore fisico.

Il triptofano abbonda pure nel latte e nel tacchino, oltre che negli struzzi. Ma non sono questi i cibi che aumentano la serotonina. La ricerca ha dimostrato che uno snack leggero contenente 30 grammi di carboidrati appena prima di andare a dormire potrebbe effettivamente aiutare a dormire meglio. Il 
motivo? I carboidrati facilitano l’ingresso del triptofano nel tessuto nervoso. In realtà c’è anche un’altra importante molecola che viene sintetizzata a partire da questo aminoacido, ed è la niacina, nota anche come vitamina B3, importante per la digestione e per la salute di pelle e nervi. Anche in questo caso, però, il triptofano non è tutto. Perché l’organismo lo trasformi in niacina è infatti necessario assicurarsi adeguate quantità di ferro, di vitamina B2 e di vitamina B6. Il triptofano abbonda nella spirulina, semi di soia, semi di sesamo e di girasole, cacao, patate, banane, riso, cereali integrali, verdure a foglia verde, noci e mandorle. 


La serotonina è chiamata non a caso ormone del buonumore e della felicità. È capace fra l’altro di 
regolare l’assunzione di cibo e l’adattamento all’ambiente. La produzione di serotonina diminuisce 
quando si riduce l’esposizione alla luce naturale, mentre è favorita dall’assunzione di carboidrati con la dieta, composti che, tra l’altro, aumentano il trasporto del suo precursore, il triptofano, un aminoacido, all’interno delle cellule cerebrali. Cibi ricchi di serotonina sono noci, kiwi, ananas, ciliegie visciole, pomodori, banane e prugne.

Le proteine, invece, anche se ricche di triptofano, ne contrastano l’ingresso a livello cerebrale, 
rallentando così la sintesi di serotonina. Pure i cibi ricchi di zuccheri semplici, cui spesso ricorriamo nei bui momenti invernali, danno in realtà un sollievo solo temporaneo. Su tempi più lunghi provocano sbalzi della glicemia, influenzando negativamente la produzione di serotonina e tutto il metabolismo cerebrale. Meglio, quindi, abbondare con i cereali, ricchi di carboidrati complessi che garantiscono un rifornimento continuo e regolare di zucchero al cervello.

Il consumo di proteine derivate dalla carne favorisce sempre l’accumulo di acido urico nel sangue, 
sostanza che può contribuire a stimolare aggressività, ansia e nervosismo, nemici della serotonina.
Questo vale sia per i latticini che per il pesce, e per la carne di tacchino, spesso menzionati come cibi 
ad alto contenuto di triptofano. Accettabile invece lo yogurt di qualità, soprattutto se ad alto e prevalente contenuto di frutta fresca vera, tipo mirtilli e frutti di bosco.


Ecco un elenco di alimenti che non dovrebbero mai mancare nel menù dell’autunno per contrastare malinconia e depressione stagionale. 

1) Germogli di semi (legumi, cereali, semi oleosi). Sono 
particolarmente ricchi di vitamine e minerali. Per prepararli bagnate 100-150 g di semi secchi e metteteli in un vaso di vetro mantenendoli umidi finché non spunta il germoglio. Sciacquateli almeno due volte al giorno per evitare la formazione di muffe.
 2) Verdure a foglia. Spinaci, erbette, coste, cavoli sono una 
miniera di acido folico, dotato di un effetto protettore sul sistema nervoso. Cuocetele a vapore, in poca acqua, a pentola coperta.
 3) Cereali. Pane ai cinque cereali, pasta di semola di grano duro, frumento, 
avena, orzo e altri semi, forniscono carboidrati a lento assorbimento che stimolano in modo costante la sintesi di serotonina. 
4) Semi oleosi, in particolare noci, pinoli, nocciole, anacardi, sesamo, zucca e 
girasole. Contengono diverse sostanze che proteggono il sistema nervoso fra cui magnesio, calcio, 
selenio, ferro, vitamine del gruppo B ed E. 
5) Legumi. Ricchi, come i latticini, di triptofano, hanno un buon contenuto di vitamina B1, B6, E, oltre che di calcio organicato, minerale che favorisce la calma e la rilassatezza. 
6) Soia. Fornisce lecitine importanti per mantenere in equilibrio il metabolismo dei 
grassi, componenti fondamentali del sistema nervoso, e colina, sostanza che gioca un ruolo importante sulle capacità di attenzione e l’efficienza della memoria. 
7) Cioccolato. Contiene feniletilamina, sostanza 
simile alla serotonina che diminuisce la produzione di cortisone, ormone dello stress. Per goderne gli 
effetti preferite quello composto dal 70% di cacao.

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COSA TI PORTA IL 2017 ?



venerdì 7 ottobre 2016

Corpo Umano e le Zone Erogene





Il tuo segno astrologico la dice lunga su di te e sulle parti del corpo più ricettive al tatto. 
 Saprai tutto sul punto debole del tuo segno 
e di quello del tuo partner per raggiungere i piaceri dell'Amore
Alcune zone del nostro corpo sono più sensibili di altre, una leggera carezza a volte può bastare a 
risvegliare una libido assopita, ma non a tutti piace la stessa cosa. 
Scoprite le zone erogene per ogni segno zodiacale.



Le zone erogene segno per segno



ARIETE
Il segno dell’Ariete è legato al cuoio capelluto, alla testa, al viso. Per risvegliare il suo piacere, 
cominciate dal cuoio capelluto. Il massaggio della testa ha dette virtù rilassanti che ignoriamo troppo 
spesso. Passa delicatamente la mano nei capelli del tuo partner e fai qualche massaggio circolare. 
Anche se questo può stupirti, è un ottimo modo per risvegliare i suoi sensi. 
Non ti resta che trovare il gesto e il luogo giusti.





TORO 
Il segno del Toro è legato al collo. Per far sciogliere un Toro, baciagli la nuca, il collo e le spalle 
dolcemente e continua con un messaggio sempre in dolcezza. Se per di più sussurri qualche parolina 
all’orecchio, il tuo Toro perderà completamente la testa...



GEMELLI
Il segno di Gemelli è legato al petto, il dorso e i seni. Questa zona è ipersensibile nei nostri amici 
Gemelli, baci, carezze o anche sfiorarsi semplicemente basteranno a risvegliare la passione del 
Gemelli. Non dimenticate che il Gemelli è cerebrale, 
sussurragli qualche idea biricchina alle orecchie e ti adorerà.





CANCRO
Il segno del Cancro è legato alla bocca, per portarlo al settimo cielo, comincia accarezzandogli 
lentamente le labbra e poi bacialo dolcemente. Non esitare a giocare con la tua bocca, passa la tua 
lingua sulle sue labbra, guardalo con insistenza e dovrebbe bastare...





LEONE
Il segno del Leone è legato alla pancia. Questo segno adora le carezze e i baci in questa zona. Per 
accendere il suo desiderio, sfioragli la pancia e continua con qualche bacio. Non dimenticare mai che 
un Leone ha troppo bisogno di essere adorato e ammirato, 
niente lo ecciterà di più di vederti desiderarlo.







VERGINE
Il segno della Vergine è legato al basso ventre, puoi cominciare baciandogli l’ombelico scendendo poi lentamente verso il basso ventre. Per far crollare un Vergine, 
le parole chiave sono dolcezza e sensibilità!







BILANCIA
Il segno della Bilancia è iper sensuale, ha bisogno di amare e del contatto fisico! Tutto il suo corpo è 
erogeno, in particolare la pelle, l’epidermide, il tatto e le carezze, la fanno crollare in un attimo.






SCORPIONE
Il segno dello Scorpione è legato al sedere. La semplice vista di un bel sedere può bastare a eccitare 
uno Scorpione. Se cerchi di sedurre un uomo Scorpione, pensa ad uno strip-tease e dell’intimo sexy, 
preferibilmente con colori forti. 
La donna Scorpione adora che le si sfiori il sedere o che lo si accarezzi...







SAGITTARIO
Il segno del Sagittario è legato alle gambe e ai piedi. Un massaggio o delle carezze risvegliano i suoi 
sensi dolcemente. Nell’uomo Sagittario la vista di un paio di belle gambe e delle scarpe eleganti attirano la sua attenzione...






CAPRICORNO
Il segno del Capricorno è legato alla schiena. Per risvegliare i suoi sensi, niente vale più di un 
massaggio sensuale. Abbassa le luci, scegli un olio dal profumo dolce e una musica d’ambiente come sottofondo, una serata hot assicurata!







ACQUARIO
Nell’Acquario, la zona dell’orecchio è molto sensibile, anche se può sembrare strano ad alcuni. Eh sì! La zona dell’orecchio e del lobo in particolare risveglia l’immaginazione dei nostri amici Acquario. Un consiglio: alcuni adorano, altri detestano è lascia o raddoppia con loro,
 allora non esitare se l’altro ti respinge...






PESCI
Nei Pesci, i fianchi e i reni sono le zone più sensibili, proponigli un massaggio e concentrati soprattutto in quelle zone per risvegliare i suoi sensi. 
Non esitare a prendere la donna Pesci per la vita e ad accarezzarle le anche dolcemente.







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lunedì 5 settembre 2016

Pagheremo noi il GP a Monza



Se non fosse per i 68 milioni che ACI verserà per i prossimi tre anni nelle casse della Formula One Management (FOM) di Bernie Eccleston, questo gran premio si potrebbe archiviare come il più scontato del circo della Formula Uno. Nemmeno la parodia della firma del contratto per i prossimi tre anni ha suscitato interesse. Forse perchè non c’è stata alcuna firma e bisognerà attendere che gli avvocati londinesi della FOM decidano sugli ultimi dettagli. Dettagli di non poco conto a cominciare dai proventi sulle locazioni degli spazi interni all’autodromo in primis quelli della palazzina dei box per finire con le assegnazioni agli stand sull’area dell’autodromo. Quasi 6 milioni a gran premio. Cifra che ora dovrà passare a Eccleston. Ci sono poi da definire le modalità con cui il governo passerà all’ACI, intestataria del contratto, i 12 milioni già stanziati. C’è anche il presidente della Regione Maroni che dovrà giustificare il versamento dei 20 milioni stanziati per i prossimi due anni, formalmente come manutenzioni all’autodromo. L’unica cosa certa è che i soldi verranno dal Pubblico Registro Automobilistico che avrebbe dovuto essere cancellato da anni perchè è un doppione della motorizzazione e che invece resterà ancora per anni. Comunque lo pagheranno gli automobilisti.

Alla fine sono 32 milioni di denaro pubblico a fondo perduto sempre per un fine settimana all’anno per tre anni . Non si può nemmeno dire che che servono per alimentare lo sport automobilistico perchè non sono soldi per far crescere campioni in erba. Al Gran Premio di Monza sono 50 anni che un italiano non sale sul podio. E all’orizzonte non si vedono campioni da Formula 1.

In ogni caso Eccleston non sembra disposto a firmare il contratto fino a quando non sarà risolto il contenzioso con “Formula Imola”, che si era proposta come alternativa a Monza, che ha contestato il fatto che quei finanziamenti pubblici si configurano come aiuto di Stato non consentito dalle leggi europee. La discussione del contenzioso è prevista per metà settembre.

In tutto questo il paradosso è che alla provincia di Monza e Brianza agli stessi soggetti che hanno deciso “l’investimento”sul Gran Premio di Monza hanno negato 2 milioni di euro necessari per consentire di pagare il trasporto pubblico degli studenti pendolari. Anzi il presidente della provincia Pietro Luigi Ponti alla richiesta di fondi si è sentito rispondere da Maroni “abbiamo già dato, se non avete fondi aumentate la tariffa e tagliate le linee”.

Per la Cronaca il GP d’Italia è stato vinto dalle Mercedes di Rosberg davanti al compagno di squadra Hamilton, terza la Ferrari di Vettel seguita dall’altra Ferrari di Raikkonen.

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venerdì 5 agosto 2016

20 Isole Utilizzano solo Energia Pulita


Rinnovabili, il report di Legambiente.

Dal Pacifico all’Atlantico, dai Mari del Nord all’Australia: l'associazione ambientalista ha raccolto le storie di 20 isole nel pianeta, dieci delle quali sono ormai indipendenti a livello energetico

In tutto il mondo le isole diventano un cantiere per l’innovazione energetica e le rinnovabili, mentre nelle isole minori italiane è tutto fermo. Questa la fotografia scattata da Legambiente in un dossier, nel quale si raccolgono le storie di 20 isole nel pianeta, dieci delle quali utilizzano ormai solo le fonti pulite. Le altre si avvicinano a passi da gigante verso l’obiettivo del 100 per cento. Si va dal Pacifico all’Atlantico, dai Mari del Nord all’Australia. La realtà delle isole minori del Belpaese è molto diversa: i dati del dossier evidenziano un fermo rispetto agli altri Comuni italiani. Sono 2.660 quelli in cui le rinnovabili soddisfano tutti i fabbisogni elettrici delle famiglie. “La beffa – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – è che nelle isole minori italiane si ha una penetrazione inferiore delle rinnovabili a fronte di grandi potenzialità”.



LE ISOLE PIÙ GREEN - Hanno già raggiunto l’obiettivo Kodiak (in Alaska), King (Australia), le isole Orkney (Scozia), Tilos (Grecia), El Hierro (alle Canarie), Samso (Danimarca), Eig (Scozia), Pellworm (Germania), Tokelau (Nuova Zelanda) e Muck (Scozia). Prossime saranno le isole di Bonaire (ai Caraibi) nel 2017, Capo Verde e Wight (Inghilterra) nel 2020. Sumba (Indonesia) e Bornholm (Danimarca) nel 2025. Mentre nel 2040 toccherà alla Giamaica e, nel 2045 alle Hawaii. Gigha (Scozia) e Aruba (ai Caraibi), invece, arriveranno entro l’anno rispettivamente al 75 e al 50 per cento. E in Portogallo Graziosa raggiungerà il 60 per cento nel 2019. “A detenere il record mondiale – scrive Legambiente nel dossier – è l’isola di El Hierro, la prima ad aver raggiunto l’autosufficienza energetica grazie alle energie rinnovabili e alla grande mobilitazione dei suoi cittadini”. Da giugno 2014 i 10.162 abitanti usufruiscono, per la produzione di energia elettrica, di un sistema di impianti idroelettrici e di impianti eolici. Inoltre è in studio un sistema di mobilità elettrica per tutta l’isola. Altri esempi di innovazione sono in atto nell’isola di King e nelle Azzorre “dove sono stati abbandonati inquinanti impianti diesel, dimostrando di poter migliorare la stabilità di un sistema elettrico”. Nelle aree costiere si sperimentano nuovi sistemi per il recupero di energia elettrica “sfruttando la forza dell’oceano nella sua interezza, sia col moto ondoso, sia con le maree”. Nelle isole Orkney, grazie al movimento delle onde del mare, si è reso possibile convertire l’energia cinetica in energia elettrica.



LE ISOLE ITALIANE SONO INDIETRO - Il paragone con le isole minori italiane è impietoso. I dati evidenziano un ritardo che è rilevante non solo rispetto alle possibilità (a Lampedusa e Pantelleria, alle Eolie come alle Egadi ci sono alcuni dei potenziali di soleggiamento più rilevanti in Italia) ma anche rispetto agli altri Comuni italiani, come i 2.660 Comuni in Italia in cui le rinnovabili soddisfano tutti i fabbisogni delle famiglie o ai 39 Comuni 100% rinnovabili. Si tratta di realtà dove si è riusciti a soddisfare ampiamente i fabbisogni termici ed elettrici grazie ad un mix di impianti diversi da fonti rinnovabili. “La beffa è che oggi i fabbisogni di energia elettrica sono garantiti da vecchie e inquinanti centrali a gasolio” conferma Zanchini, sottolineando che “proprio le difficoltà di approvvigionamento determinano un costo più alto dell’energia elettrica prodotta sulle isole rispetto al Continente”. Il risultato?  “Alle società elettriche è garantito un conguaglio, prelevato dalle bollette di tutte le famiglie italiane, che complessivamente è pari a 70 milioni di euro ogni anno”. Per Legambiente questa rivoluzione “deve diventare centrale anche nel Mediterraneo, dove sono oltre 3mila le isole abitate e dove oggi la sfida è sia energetica, sia”.



LE POTENZIALITÀ – Nel dossier si sottolinea come tutti gli studi dimostrino che da Lampedusa al Giglio, da Favignana a Ponza, “in tutte le 19 isole minori italiane si possa cambiare completamente scenario energetico”. Ci sono progetti in cantiere in alcune isole da parte di Terna, Enea, Enel, “il problema – rileva Legambiente – è che nessuno è ambizioso come quelli delle 20 storie raccontate”. Per Legambiente sono tre i passi da compiere subito: fermare qualsiasi nuova realizzazione o ampliamento di centrali da fonti fossili, approvare il decreto, fermo al Ministero dello sviluppo economico, che prevede di riconoscere la stessa tariffa di cui beneficiano le società che gestiscono l’energia elettrica sulle isole, a chi produce energia da rinnovabili e, infine, approvare un piano per arrivare al 100% da rinnovabili in ogni isola. “È arrivato il momento – conclude Zanchini – di realizzare nelle isole minori italiane un cambiamento che permetta, alle famiglie e alle attività, di prodursi l’energia attraverso un modello distribuito di impianti rinnovabili ed efficienti”.

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mercoledì 3 agosto 2016

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domenica 3 luglio 2016

Ocean Cleanup : Pulizia dalla Plastica negli Oceani


Nel 2013 aveva soltanto 18 anni ma stupì il mondo con una geniale idea sulla pulizia degli oceani dai 
milioni di tonnellate di plastica che stanno mettendo a rischio l'habitat marino. Ora Boyan Slat è riuscito a raccogliere il denaro necessario per mettersi all'opera e cominciare il progetto ambientalista più vasto e ambizioso mai realizzato sul pianeta Terra.

Gli oceani sono ormai intasati dagli oggetti di plastica che gli esseri umani scartano e che vanno a finire in mare. Grazie alle correnti sono cinque le enormi isole di spazzatura che ingorgano le acque 
oceaniche: soltanto nel Pacifico si parla di 150milioni di tonnellate di rifiuti che in alcune zone superano la concentrazione di plankton. In tutto sono 5250 miliardi i pezzi di rifiuti che inquinano gli oceani e i mari. Fino a questo momento l'unica strada consigliata è stata quella di consumare meno plastica per non peggiorare la situazione.


Boyan Slat, nato in Olanda nel 1994, ha rovesciato la percezione del problema: "Era deprimente per me pensare che non si potesse fare nulla se non limitare il consumo". E così nel 2012, chiuso nella propria camera di studente, ha immaginato un sistema che sfrutta le correnti dell'oceano per concentrare la plastica in un unico luogo, riducendo drasticamente
a pochi anni il tempo di pulizia delle acque.

Nel 2013 ha fondato a questo scopo The Ocean Cleanup, con la quale ha ottenuto grazie al 
crowdfunding il denaro necessario (1 milione e mezzo di euro) per costruire il primo prototipo di barriera sottomarina che comincia il test in questi giorni nel mare del Nord. E' la prima volta che Boyan Slat e i tecnici della sua fondazione sperimentano il dispositivo su larga scala.
 Un momento storico.
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L'idea in sintesi è la seguente: un muro a forma di V spingerà la spazzatura in una area delimitata, dalla quale sarà poi semplice prenderla e riciclarla.

Se la tecnologia ideata da Slat avrà successo, potrà essere usata per rimuovere in soli 10 anni almeno 
la metà dei 154 milioni di rifiuti e plastica che ormai galleggiano in quella che viene ormai chiamata la Great Pacific Garbage Patch, una enorme isola di immondizia che si trova nell'Oceano pacifico. Senza la barriera di The Ocean Cleanup e dunque soltanto con l'aiuto delle correnti naturali, gli umani ci metterebbero 79mila anni a ripulire le acque dalla plastica.

“Invece di rincorrere la plastica usano reti e navi, che richiederebbero un tempo infinito, abbiamo 
sviluppato questo sistema", ha spiegato il giovane fondatore di The Ocean Cleanup alla edizione 
americana dell'Huffington Post. "La plastica si muove verso il centro e dunque la concentrazione 
aumenta di 100mila volte. Puoi davvero camminare sull'acqua".

The Ocean Cleanup ha calcolato che se nessuno intervenisse, entro il 2050 gli oceani conterrebbero 
più plastica che pesci. Un'apocalisse ambientalista che Boyan vuole assolutamente evitare, e con lui gli imprenditori che lo stanno aiutando a materializzare il suo sogno ecologista.

Per Slat è anche una lotta contro il tempo: già ora la plastica che galleggia negli oceani interferisce con la vita degli animali e dei pesci, andando a finire nel loro stomaco o imprigionandoli fino alla morte. Ma con il passare del tempo la spazzatura si decompone in micro-plastica ancora più difficile da recuperare, perciò non è il caso di attendere.

Il giovane parla dell'emozione di cominciare finalmente la 
sperimentazione concreta: "Questa è la prima volta che testiamo davvero la nostra idea. Quando ho 
pensato a tutto questo nel 2012, dovevamo capire se poteva funzionare. Abbiamo lanciato una grossa 
spedizione per capire quanta plastica ci fosse attualmente negli oceani. Attraversando l'isola di 
spazzatura nel Pacifico dalle Hawaii alla California con 30 imbarcazioni, abbiamo scoperto che c'era 
molta più plastica di quanto pensassimo, almeno 10 tonnellate in più".


"Ora con questo esperimento testiamo sul serio le nostre idee", continua Slat riferendosi alla struttura di 100 metri che verrà adagiata in questi giorni cinque metri sopra e cinque metri sotto il mare, dove 
rimarrà per un anno: "Il mare del Nord registra tempeste più forti del Pacifico - perciò se resiste qui, può resistere ovunque".

Mentre parte la prima vera sperimentazione della barriera di The Ocean Cleanup, la stessa fondazione raccomanda di cambiare le nostre abitudini quotidiane cercando di usare meno plastica possibile: per 
esempio smettendo di acquistare acqua in bottiglia o riutilizzando gli oggetti di questo materiale come le borse per la spesa, e prediligere il cibo senza imballaggio in plastica. Piccoli cambiamenti che non peggiorano la situazione, e renderanno il lavoro di Boyan Slat sostanzialmente più veloce.

LEGGI ANCHE

ISOLA DI PLASTICA NELL'OCEANO

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mercoledì 8 giugno 2016

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