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domenica 21 gennaio 2018

Università tedesca Insegna come indossare il Burqa


Università tedesca insegna come indossare il burqa 
e scoppia il putiferio 
Polemica in Germania
 contro il corso istituito dall’ateneo di Dresda.

Cosa succede se nella città dove movimenti xenofobi come Pegida sono più radicati, la cultura islamica viene proposta nelle università? Un putiferio. Ed è esattamente quello che sta accadendo a Dresda, nella Germania dell’est, dove la Volkshochschule, l’Università popolare, ha inserito tra i corsi 2018 quello intitolato “Dress code del mondo musulmano”.

Le polemiche su Facebook
Una proposta infelice, che ha suscitato polemiche veramente da ogni fronte. Da una  parte l’associazione Pegida, “Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente”, è pronta a manifestare sotto l’università. Ma anche nel mondo musulmano, sono state sollevate delle criticità. A far partire le polemiche virali sui social è stato nei giorni scorsi il magazine Bild che in un articolo ha accomunato il corso a lezioni di “taglio e cucito”. A quel punto, l’istituto è stato travolto da insulti.

L’attivista per i diritti delle donne musulmane Seyran Ates non accetta questo corso. “Con il lessico utilizzato nella descrizione del programma, le visioni del mondo sono acriticamente ridotte. Propongono di indossare il burqa senza dare conto delle discriminazioni di genere “, ha tuonato la femminista al quotidiano “Bild”. Inoltre, i musulmani che hanno “deciso di non indossare copricapo e abbigliamento occidentale moderno non esisterebbero secondo il contenuto del corso”. Anche Jörg Kiesewetter, portavoce politico per l’integrazione del gruppo parlamentare della CDU, è tagliente: “Questo corso è pieno di ingenuità. Vogliamo una società in cui possiamo guardarci negli occhi e non dobbiamo imparare a coprire”.

La risposta della Volksshochschule
Arrivata attraverso un comunicato è chiara: secondo loro l’iniziativa è utile soprattutto agli operatori umanitari in contatto con i rifugiati musulmani. “Non riusciamo a capire perché Bild abbia scritto un articolo del genere – afferma il direttore dell’università popolare su Facebook – Noi vogliamo che i nostri alunni comprendano gli aspetti controversi della questione e non obblighiamo nessuno ad indossare alcunché”.

Cosa significa indossare il velo
I partecipanti al corso dovrebbero anche essere in grado di acquisire esperienza pratica. C’è la possibilità di provare un burqa da soli. Soprattutto il tono della descrizione del programma solleva delle domande. Sono presenti  frasi come: “I copricapo colorati ti incuriosiscono?” o “Nel corso vengono mostrati la pratica, l’origine e il significato dei singoli codici di abbigliamento e possono anche essere praticamente provati (come ci si sente con un burka?)”. Sembra che il corso riguardi più degli aspetti tecnici, creativi e esotici e meno le visioni del mondo associate al copricapo.

Il clima delle manifestazioni anti islamiche
In realtà non è la prima volta che l’Università popolare tiene corsi del genere, dato che l’iniziativa ha preso piede nel 2013. Ma questa volta è diverso,  Dresda ora è la roccaforte dei movimenti xenofobi come Pegida.  Dall’attentato alla rivista satirica Charlie Hebdo di Parigi, il 7 gennaio 2015, a Dresda si verificano manifestazioni di protesta contro gli stranieri e gli islamici a cui partecipano ogni volta oltre le 25mila persone. I cortei sono organizzati sempre da Pegida. In questo clima di tensione anche una lezione all’Università popolare può spostare le reazioni di pancia dell’opinione pubblica tedesca.


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sabato 19 dicembre 2015

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giovedì 3 aprile 2014

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lunedì 25 luglio 2011

Come Funziona una cella fotovoltaica


Come Funziona una cella fotovoltaica.




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Come Funziona una cella fotovoltaica.




La conversione diretta dell'energia solare in energia elettrica, realizzata con la cella fotovoltaica, utilizza il fenomeno fisico dell'interazione della radiazione luminosa con gli elettroni di valenza nei materiali semiconduttori.

Fino ad oggi il materiale maggiormente utilizzato nella costruzione delle celle fotovoltaiche è stato il silicio cristallino.

Gli elementi basilari che è necessario inquadrare, sono forniti di seguito.
Gli atomi del silicio, costituiti da 14 elettroni, ne possiedono 4, detti di valenza, disponibili a legarsi in coppia con elettroni di valenza di altri atomi (per rendere più gustosa la narrazione, ci piace paragonare gli elettroni di valenza a bottoni double faces che possono vincolarsi ad bottoni uguali a se stessi).

Inizialmente, i 4 elettroni di valenza di un atomo di silicio cristallino agganciano altri 4 atomi che gli stanno attorno e formano una struttura stabile.  Se esposto alla luce, ciascun elettrone di valenza si stacca e passa ad un livello energetico superiore, detta banda di conduzione, dove è in grado di contribuire al flusso elettrico (il bottone, esposto alla luce, si deforma e, staccandosi, è libero di rotolare via).

Così facendo l'elettrone si lascia dietro un elettrone spaiato, una cosiddetta lacuna. Se le lacune sono tante in una zona, per una sorta di redistribuzione queste vengono occupate dagli elettroni vicino, che a loro volta lasciano un'altra lacuna, eccetera.  Si forma così un flusso di lacune che va al pari con il flusso di elettroni  (qui è come se una sarta senza bottoni nuovi fosse al lavoro e che si ingegnasse di sostituire rapidamente quelli mancanti nelle aree dove ce ne sono di meno, staccandoli dalle aree dove ce ne sono di più).

Il flusso di elettroni sarebbe disordinato ed infruttuoso se non vi fosse un potenziale elettrico orientato a priori (si crea una sorta di leggera discesa che convoglia i bottoni deformati verso il basso).  Il potenziale è ottenuto sovrapponendo due strati di silicio, in ognuno dei quali si introduce un particolare elemento chimico (operazione di drogaggio). Solitamente sono in contatto un sottile strato drogato con fosforo e uno più spesso drogato con boro.

Il fosforo ha valenza 5. La presenza di alcuni elettroni in più nello strato (in rapporto di 1 a 100) comporta una carica debolmente negativa (strato n, negativo).  L'opposto accade nello strato drogato con qualche atomo di boro (strato p), in rapporto di un atomo per ogni milione di atomi di silicio, che ha valenza 3: il legame fa nascere le lacuna. 

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Questa è la giunzione p-n, che determina un campo elettrico stabile nella cella (una discesa permanente) che convoglia il flusso di elettroni dovuti all'effetto voltaico.
I fotoni della luce solare colpiscono la cella fotovoltaica dal lato n e possono essere riflessi, assorbiti o attraversare la cella, in ragione della lunghezza d'onda. 

Fra i fotoni assorbiti, alcuni producono solo calore (ma non riescono a deformare i bottoni) ed altri spingono gli elettroni nella banda di conduzione.

Le coppie elettrone-lacuna danno quindi origine ad un flusso elettronico unidirezionale. I contatti dei due strati p-n sono saldati a due terminali nastriformi in materiale conduttivo.
Se si collegano i terminali, chiudendo il così circuito dall'esterno, si ottiene un flusso di energia nel circuito (ovvero l'energia elettrica), sotto forma di corrente continua (è come se noi guadagnassimo nel rivendere i bottoni che ricaviamo da un lato alla parte opposta).

La disposizione del circuito elettrico a contatto della cella è un aspetto rilevante, ai nostri scopi. Generalmente il lato non esposto (p) è completamente collegato mentre il lato esposto alla luce solare è bene sia coperto solo parzialmente. Vi sono vari motivi, ma il più evidente è che il collegamento copre la cella, impedendo il passaggio ai fotoni.



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