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mercoledì 6 aprile 2016

Italia Petrolio , Europa Eolico


Altro che petrolio, l'Europa guarda all'eolico offshore

Mentre l'Italia è alle prese con Tempa rossa, all'estero si lavora sulle rinnovabili. Con uno stoccaggio di energia al largo della Scozia. A basso impatto ambientale.
Gli strascichi dell’inchiesta Tempa rossa arrivano fino al referendum sulle trivelle e al tema dell’energia eolica.
Perché in Italia le indagini della procura di Potenza, con le accuse al capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe De Giorgi e le dimissioni della ministra Federica Guidi, hanno causato un fracking politico con ripercussioni presumibilmente anche 
sulla consultazione referendaria del 17 aprile 2016.
Un giorno in cui a Doha, in Qatar, è previsto un importantissimo summit tra i produttori Opec e non Opec per trovare un accordo sul tetto alla produzione di petrolio, che ora sembra lontano e fa affondare le Borse mondiali.

STATOIL CAMBIA GIOCO. 
Volgendo lo sguardo verso la Scozia, si scrutano, invece, altre priorità.
La multinazionale norvegese del petrolio e del gas Statoil continua, infatti, a cambiare le “regole del gioco energetico” e ha presentato le sue proposte per le energie rinnovabili, continuando a investire su un settore che a Oslo ritengono strategico.

SUPER BATTERIA AD ARIA.
 Se a Tempa rossa, area gestita da Total, si punta sul più importante giacimento petrolifero sulla terraferma d’Europa, nel Nord della Gran Bretagna 
piace il vento di mare.
Si tratta del progetto di super batteria Batwind da realizzare sulle coste scozzesi e dedicato all’immagazzinamento di energia prodotta dalla piattaforma eolica offshore Hywind in via di realizzazione a circa 15 miglia a Nord-Est della Scozia, nel Mare del Nord.

COME 2 MILIONI DI IPHONE.
 Verrà costruito, in pratica, un sistema di accumulo su larga scala per immagazzinare l’energia che arriva dagli impianti eolici posizionati in mare.
La mega batteria potrà accumulare energia per 1 Mwh, l’equivalente 
di oltre due milioni di batterie per iPhone.

I sistemi di stoccaggio sono una nuova frontiera di investimenti da parte delle multinazionali.
I produttori di energie rinnovabili possono infatti attingere all’energia immagazzinata per rispondere istantaneamente a picchi di domanda o compensare periodi di bassa
 produzione derivante dal vento o dal sole.




COSTI PIÙ BASSI. 
Lo storage ha il potenziale di mitigare l’intermittenza e ottimizzare l’uscita di energia.
Può pertanto migliorare l’efficienza e ridurre i costi dell’eolico offshore.
Capacità che per Statoil rappresentano anche una opportunità economica.
Stephen Bull, vice presidente della multinazionale per il settore energia offshore, spiega: «Con Batwind siamo in grado di ottimizzare il sistema energetico dal parco eolico alla rete. Lo stoccaggio rappresenta una nuova applicazione nel nostro portafoglio, contribuendo a realizzare l'ambizione di crescita redditizia in questo settore».

RISPARMI IN BOLLETTA.
 Del resto, un recente rapporto redatto dal Carbon Trust, una organizzazione non profit che aiuta le aziende a ridurre le loro emissioni di carbonio, ha concluso che se il mercato optasse per i vantaggi dello storage di energia elettrica, questo potrebbe portare a un risparmio di circa 64 euro l’anno in media sulla bolletta energetica.
Per Tempa rossa, per esempio, le stime de Il Sole 24 Ore, che cita Agriregioneuropa 2012, parlano di 500 milioni di euro come valore aggiunto generato per la Basilicata, regione con 570 mila abitanti che può contare sulle royalty delle compagnie petrolifere.

Tornando a Batwind, questa sarà sviluppata in collaborazione con le università scozzesi, a seguito di un nuovo protocollo d’intesa firmato a Edimburgo tra Statoil, il governo scozzese, l’Offshore Renewable Energy (Ore) Catapult e Scottish Enterprise.
Il progetto entra in funzione nel 2018, ovvero un anno dopo che la piattaforma di pale galleggianti di Hywind inizierà la produzione di energia elettrica (2017) con cinque turbine collocate a 25 chilometri (15 miglia) al largo della costa scozzese.
A quel punto partirà lo stoccaggio attraverso un collegamento da terra.

MANCANZA DI OSTACOLI.
 L’eolico offshore, ovvero il parco eolico galleggiante, è sostanzialmente il posizionamento di impianti in mare aperto o in grandi laghi.
Il vantaggio di questa soluzione deriva dalla mancanza di ostacoli e la possibilità 
quindi di produrre maggiore energia.
A fronte di ciò, ci sono gli alti costi di realizzazione, manutenzione e trasporto del materiale.
La produttività è però nettamente superiore rispetto alle altre modalità di wind farm e per questo le multinazionali stanno puntando sul settore, in particolare in 
Gran Bretagna, Danimarca, Paesi Bassi e Cina.

SCARSO IMPATTO AMBIENTALE.
 Dal punto di vista ambientale sono preferite anche per lo scarso impatto con i paesaggi e le specie di uccelli e rapaci migratori.
In Italia, l’eolico offshore ha avuto finora scarso successo soprattutto a causa della mancanza di una normativa certa. In Europa, invece, si deve a questo settore l’unico dato positivo di crescita degli investimenti nelle energie rinnovabili.

VERSO NUOVI MERCATI.
 Che Statoil avesse in mente un “cambio di gioco” lo si era capito proprio dal progetto Hywind, che al momento del lancio, nel novembre 2015, veniva rappresentato come «il più grande parco eolico galleggiante al mondo» e che avrebbe portato «interessanti nuovi mercati per 
la produzione di energia da fonti rinnovabili».
La decisione di Statoil ha innescato investimenti per circa 2 miliardi di corone norvegesi, l’equivalente di circa 211 milioni di euro.
La società ha intenzione di installare una turbina eolica da 30 Mw su strutture galleggianti a Buchan, a 25 chilometri al largo di Peterhead nell’Aberdeenshire, sfruttando risorse eoliche scozzesi per fornire energia rinnovabile verso il continente.
Il parco eolico, secondo le stime fornite, può dare energia a circa 20 mila famiglie.

 Irene Rummelhoff, vice presidente esecutivo della Statoil per le New energy solutions, dice che «il nostro obiettivo con Hywind è quello di dimostrare l’utilità commerciale di parchi eolici galleggianti. Ciò consentirà di aumentare ulteriormente il potenziale di mercato globale di energia eolica offshore, contribuendo a realizzare la nostra ambizione di crescita redditizia nelle energie rinnovabili».

PALE GALLEGGIANTI. 
La particolarità di Hywind è la turbina, dotata di una struttura di galleggiamento in acciaio con zavorra appena sotto il livello del mare e a sua volta ancorata al fondo marino con dei cavi.
Non vengono quindi utilizzati dei pilastri come supporto, ottenendo comunque stabilità.
Le pale offshore esistenti sono di solito posizionate e fissate sul mare, con le fondamenta in acqua che risultano molto costose superati i 50 metri di profondità.
Questa soluzione di galleggiamento, individuata da Statoil e Siemens, è invece funzionale per installare il parco a profondità differenti rispetto a quelle finora sfruttate, anche fino a 700 metri.

COME 5 TORRI DI PISA. 
Le pale galleggianti di Hywind sono alte 258 metri, considerando anche la parte sott’acqua (tra gli 80 e i 100 metri), ovvero due volte e mezzo il Big Ben di Londra e quasi cinque volte la torre di Pisa.
Il parco si estenderà per una superficie di mare di circa 4 chilometri quadrati, dove le acque raggiungono una profondità di 95-120 metri.

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sabato 28 marzo 2015

Fonti Rinnovabili e Sostenibili in Arizona



Fonti davvero rinnovabili e sostenibili

In Arizona ci stanno riuscendo



Un ambizioso progetto basato su fonti rinnovabili (ad emissioni ZERO, ma per davvero) sta per essere messo in cantiere nel deserto dell’Arizona. EnviroMission, questo è il nome dell’azienda australiana realizzatrice del progetto, alla cui base c’è un concetto vecchio come l’ uomo, la serra. Per capirci meglio: siete mai entrati in una serra? In inverno quando fuori gela, dentro la serra fa caldino, in estate quando fuori è caldo, la serra diventa un forno (ed infatti le serre in estate hanno i lati aperti). Ora pensate a quando in inverno i vostri nonni andavano a fumare vicino al caminetto per non impuzzolentire tutta casa: il motivo era semplice, la cappa del camino aspirava il fumo, sia perché il fumo è caldo, dunque sale verso l’alto, sia perché la lunghezza dello scarico del camino crea un effetto “aspiratore”.
Bene, ora torniamo in Arizona, costruiamo una serra galattica, grande più di 100 campi da calcio e mettiamo al centro della serra un camino alto 800 metri…


Accadrà la seguente cosa: nella serra si creeranno temperature elevatissime con aria calda che tenderà a salire verso l’alto, il camino di 800 metri, creerà un effetto “aspiratore” gigantesco, che favorirà la salita di queste masse di aria bollente verso l’uscita del camino. Alla base del camino verranno posizionate delle turbine che genereranno energia sfruttando il vento caldo che verrà aspirato dal “camino”.
Semplice no??
Un po’ di dati:
La superficie della serra sarà circolare con un diametro di 2 Km, il camino sarà alto 800 metri con un’apertura di 120 metri. La temperatura media al suolo è di 40 °C ed all’interno della serra si raggiungeranno gli 80°- 90°C. E’ utile che la torre sia così alta poiché la potenza di aspirazione è legata al gap termico, maggiore è il gap termico, maggiore sarà la potenza di aspirazione, dunque maggiore il vento che spingerà le turbine. Ogni 100 metri di altezza, mediamente la temperatura scende di 1°C, dunque la torre di 800 metri introdurra un beneficio ulteriore di 8 °C gradi da aggiungere ai 40-50°C di gap termico tra fuori e dentro la serra. L’impianto produrrà mediamente 200 MegaWatt, energia tale da alimentare 150.000 case americane (mi sento di dire, per esperienza personale,  che equivalgono a 200.000 europee…ma questo è un altro discorso!!)..
Il costo dell’opera sarà di 750 milioni di dollari, (circa mezzo miliardo di euro) che saranno ripagati con appena 11 anni di produzione, mentre si stima che l’impianto funzioni per 80 anni….dunque 70 anni di produzione a costi praticamene zero (a parte una piccolissima quota parte manutentiva).
Punti di forza:
- Considerato che il sistema lavora sui differenziali di temperatura, non su quella assoluta, l’impianto funziona con ogni condizione meteo.
- Il caldo del deserto è così intenso da scaldare il terreno così intensamente da far lavorare l’impianto anche di notte.
- Visto che si cercano condizioni climatiche estreme, vengono utilizzate aree territoriali altrimenti considerate “inutili” o comunque poco appetibili.
- Virtualmente la manutenzione è zero, ed il sistema funziona fino a quando rimane in piedi!!
- L’impianto non usa combustibili, non usa carbone, uranio o altro materiale, solo aria e raggi solari.
- Non vengono emessi agenti inquinanti, il solo prodotto di scarto è aria calda in cima alla torre. Considerato l’effeto serra, si può davvero creare una serra all’interno della struttura.


E’ curioso che l’azienda che produrrà questo impianto è australiana ed effettuerà il mega impianto negli Stati Uniti, dove, al contrario dell’Australia l’amministrazione Obama sta incentivando impianti rinnovabili come questo. 2015 sarà l’anno di inaugurazione dell’impianto.

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domenica 7 luglio 2013

le mani della mafia sulle rinnovabili italiane





Europol: le mani della mafia sulle rinnovabili italiane

L'ultimo rapporto di Europol conferma gli interessi dei clan nei confronti del settore delle energie pulite, che consente di riciclare facilmente il denaro sporco così come di intercettare le sovvenzioni pubbliche.

La mafia ha diversificato in modo considerevole le proprie attività criminali, e ora investe in modo sempre più massiccio nel settore delle energie rinnovabili, con l’obiettivo di riciclare il denaro frutto di affari illegali. Intercettando al contempo anche gli incentivi pubblici - statali così come europei - di cui beneficia il comparto.
A confermare l’interesse della criminalità organizzata nei confronti delle energie pulite è un rapporto pubblicato ieri dall’Europol, che analizza le operazioni effettuate da camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita e mafia siciliana. «Le informazioni raccolte rivelano che i clan investono sempre più sulle rinnovabili, ed in particolare sui parchi eolici, al fine di ripulire il denaro sporco e di approfittare delle sovvenzioni», si legge nel rapporto.
Un anno fa, le forze dell’ordine hanno sequestrato beni riconducibili alla sola ‘ndrangheta per un valore complessivo di 350 milioni di euro. Tra questi, era presente anche il più grande parco eolico d’Europa, in provincia di Crotone, composto da 48 aerogeneratori. Le indagini avevano scoperto un sistema fatto di prestanomi e società fittizie con sede in Italia, a San Marino, in Germania e in Svizzera.

Andrea Barolini

http://valori.it/energia/europol-mani-mafia-sulle-rinnovabili-italiane-6560.html



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mercoledì 18 aprile 2012

Il futuro è nelle rinnovabili

 Il futuro è 

delle rinnovabili

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Roma, 18 aprile 2012, piazza di Montecitorio. Protestano i lavoratori delle rinnovabili, a causa degli ennesimi tagli del governo, stavolta al settore delle energie pulite. Antonio Di Pietro è con i manifestanti, acclamato. Dalla piazza l'annuncio di una "guerra".
 
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Più burocrazia e stop agli investimenti: i Decreti del Ministro Passera causerebbero la fine delle energie pulite in Italia.
Il mondo delle rinnovabili, le imprese nate in questi anni, gli oltre 100mila nuovi occupati, le Associazioni di settore e quelle  ambientaliste, sono scese in piazza mercoledì 18 aprile a Roma con l'obiettivo di contrastare i decreti sulle rinnovabili e sul quinto conto energia presentati recentemente dal Governo che rischiano di creare un pericoloso blocco del settore finalmente in crescita.



Le associazioni del settore delle rinnovabili si sono date appuntamento per oggi, mercoledì 18 aprile, davanti a Montecitorio a partire dalle ore 11, per una manifestazione di protesta contro i nuovi provvedimenti in materia di incentivi: il Quinto Conto Energia per il fotovoltaico e il cosiddetto “decreto elettrico” per le altre rinnovabili elettriche.
Le associazioni, in particolare, contestano non solo i contenuti dei decreti (tariffe più basse, tetti annuali alla potenza incentivabile e obbligo di iscrizione ad appositi registri), ma anche la scelta del Governo Monti di non consultarle nella definizione dei provvedimenti. Un metodo ritenuto poco trasparente, soprattutto alla luce delle ripetute richieste di confronto avanzate da numerose sigle del settore.
Alla manifestazione di oggi hanno aderito numerose associazioni del comparto delle rinnovabili, dalla nuova Assosolare, che ha appena formalizzato la fusione con Asso Energie Future, ad ANIE-GIFI, da APER al Comitato ISI, da ISES Italia a FIPER e AES. Sfileranno dinanzi alla Camera dei deputati anche diversi gruppi ambientalisti, come Legambiente e il Kyoto Club.
Scenderanno in piazza, inoltre, anche alcune sigle del settore delle rinnovabili termiche, come Assolterm e il Consorzio Italiano Biogas. Uno degli aspetti che gli operatori rimproverano ai provvedimenti elaborati dal Governo Monti, infatti, è il protrarsi dell’attesa per i decreti che dovrebbero riequilibrare il sistema di incentivi in favore di efficienza energetica e fonti pulite termiche, a cominciare dal cosiddetto Conto energia termico.
Per quanto riguarda invece il fotovoltaico, le associazioni contestano la scomparsa, nel Quinto Conto Energia, del bonus di 5 centesimi a kwh previsto dal decreto precedente per chi sostituisce i tetti in amianto bonificandoli con pannelli fotovoltaici.



Così, per un impianto da 1 MW la riduzione delle tariffe sarà di -50% rispetto a quelle precedenti – sottolinea Legambiente – Un calo che cancellerà ogni investimento, e che rappresenta una vera beffa a 20 anni dalla messa al bando dell’amianto, in un Paese dove sono in attesa di bonifica circa 50mila edifici pubblici e privati e 100 milioni di metri quadrati di strutture in cemento-amianto.
Malumori, infine, anche per il rinvio del pagamento dei Certificati Verdi relativi all’energia elettrica già immessa in rete negli anni passati. La dilazione, giustificata dal Governo Monti con esigenze di cassa, rischia, secondo le associazioni, di togliere ulteriori certezze alle imprese di eolico, biomasse e idroelettrico.
Fonte: Legambiente





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lunedì 1 agosto 2011

Fonti davvero rinnovabili e sostenibili In Arizona ci stanno riuscendo



Fonti davvero rinnovabili e sostenibili

In Arizona ci stanno riuscendo

Un ambizioso progetto basato su fonti rinnovabili (ad emissioni ZERO, ma per davvero) sta per essere messo in cantiere nel deserto dell’Arizona. EnviroMission, questo è il nome dell’azienda australiana realizzatrice del progetto, alla cui base c’è un concetto vecchio come l’ uomo, la serra. Per capirci meglio: siete mai entrati in una serra? In inverno quando fuori gela, dentro la serra fa caldino, in estate quando fuori è caldo, la serra diventa un forno (ed infatti le serre in estate hanno i lati aperti). Ora pensate a quando in inverno i vostri nonni andavano a fumare vicino al caminetto per non impuzzolentire tutta casa: il motivo era semplice, la cappa del camino aspirava il fumo, sia perché il fumo è caldo, dunque sale verso l’alto, sia perché la lunghezza dello scarico del camino crea un effetto “aspiratore”.
Bene, ora torniamo in Arizona, costruiamo una serra galattica, grande più di 100 campi da calcio e mettiamo al centro della serra un camino alto 800 metri…

Accadrà la seguente cosa: nella serra si creeranno temperature elevatissime con aria calda che tenderà a salire verso l’alto, il camino di 800 metri, creerà un effetto “aspiratore” gigantesco, che favorirà la salita di queste masse di aria bollente verso l’uscita del camino. Alla base del camino verranno posizionate delle turbine che genereranno energia sfruttando il vento caldo che verrà aspirato dal “camino”.
Semplice no??
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La superficie della serra sarà circolare con un diametro di 2 Km, il camino sarà alto 800 metri con un’apertura di 120 metri. La temperatura media al suolo è di 40 °C ed all’interno della serra si raggiungeranno gli 80°- 90°C. E’ utile che la torre sia così alta poiché la potenza di aspirazione è legata al gap termico, maggiore è il gap termico, maggiore sarà la potenza di aspirazione, dunque maggiore il vento che spingerà le turbine. Ogni 100 metri di altezza, mediamente la temperatura scende di 1°C, dunque la torre di 800 metri introdurra un beneficio ulteriore di 8 °C gradi da aggiungere ai 40-50°C di gap termico tra fuori e dentro la serra. L’impianto produrrà mediamente 200 MegaWatt, energia tale da alimentare 150.000 case americane (mi sento di dire, per esperienza personale,  che equivalgono a 200.000 europee…ma questo è un altro discorso!!)..
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